" OLTRE : indagine della dimensione metafisica nell'arte del XXI secolo "
di   Cesare Biasini Selvaggi

La sospensione metafisica diffusa nella ricerca artistica di Pietro G. Bortolotti è sempre il prodotto della simbiosi realtà / irrealtà. L'inventio concettuale sottostante è precisa : imprimere sulla tela una figurazione antropomorfa per frammenti, veri e propri frames di corpi umani, spesso privi di un identikit fisiognomico, investiti dall'ombra e dalla luce zenitale delineata in nitide geometrie, dove si coglie la staticità del tempo in uno spazio fluttuante a-dimensionale. La figura umana è alienata sulla tela sezionata in frammenti attraverso una materia pittorica rarefatta, quasi pellicolare. L'indagine del cosmo quotidiano assurge a veronica critica di un'esistenza sempre più votata alla transeunte esteriorità. Il mistero incombente, l'enigma metafisico sono accentuati dalla scelta programmatica di una tavolozza fredda, che dai blu non si spinge oltre i grigi. Bortolotti ha un dichiarato debito verso alcuni artisti della figurazione storica del XX secolo ( Bacon, Sutherland, Pearlstein ) e verso quelle espressioni artistiche trasversali alle arti figurative, ma ormai complementari in una sorta di melting pop : la fotografia, la moda e, soprattutto, il cinema. Gia' nel 1933, Ragghianti stigmatizzava riguardo il rapporto tra pittura e cinema che : << per quanto si guardi, per quanto si indaghi o si sottilizzi, non è possibile riscontrare, tra queste due espressioni, altra differenza se non tutt'al più, di tecnica >>. <<Là dove prima la fotografia era appoggio iconografico, oggi essa diviene riflessione linguistica, trasformazione della visione>>. I frammenti iconici di Bortolotti, come in una sequenza cinematografica, trasmettono una forte concettualizzazione dell'immagine, sottolineando un rapporto ambiguo con il reale e , quindi, il suo senso metafisico.

( Dal catalogo della mostra " OLTRE : indagine della dimensione metafisica nell'arte del XXI secolo " Galleria Tondinelli , Roma 2004 )