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L'ARTE E LA MUSICA NEI RITRATTI DI PIETRO G. BORTOLOTTI
di Tullio Depiscopo

Il fascino che ha sempre esercitato su di me la pittura, unito al rapporto di amore verso la musica jazz, mi ha sempre suggerito come queste due forme artistiche apparentemente così lontane tra loro, rivelino al contrario notevoli affinità sia nel contesto storico dell'evoluzione creativa, sia nel rapporto diretto artista - opera d'arte.

Queste considerazioni mi vengono suggerite dalle opere di Bortolotti che credo abbia colto in questa serie di ritratti la caratteristica che più accomuna l'arte figurativa e la musica jazz: la fusione intima tra freschezza dell'istinto e capacità creativa (lo stile "giungla di Ellington"), istintività libera e nello stesso tempo controllata, che permette al ritratto di mantenere una delle sue caratteristiche peculiari: la rassomiglianza.

La stessa relazione tra musicista e strumento a volte ossessiva, quasi morbosa, assume un valore di intimo legame psicologico come per il pittore la sua opera, il suo personaggio: lo strumento musicale diventa un prolungamento naturale del corpo e della voce così come per l'artista l'immagine diventa proiezione del suo modo di vedere la realtà. Jazz e pittura assolvono al loro compito quando sono in grado di suscitare emozioni, per questo saranno le stesse opere a parlare di Bortolotti, ad essere giudicate per le emozioni che riescono a trasmettere, emozioni che io percepisco in questi ritratti dove l'amore per l'arte e per la musica jazz si fondono mirabilmente.