| Pietro G. Bortolotti: Bibliografia > Giorgio Ruggeri |
|
GLI AMBIVALENTI RITRATTI DI PIETRO G. BORTOLOTTI
di Giorgio Ruggeri |
|
|
|
Quando l'uomo era la misura di tutte le cose , quando la figura umana era posta al centro dell'universo e sembrava ricondursi ad immagine e somiglianza col supremo Creatore, nella pittura di ogni tempo e luogo il ritratto primeggiava. "I migliori quadri della grande scuola - notava John Ruskin - sono tutti ritratti, spesso di persone modestissime" . Il grande critico inglese aggiungeva che "la forza autentica e' messa alla massima prova e , per quanto ne so , non si rileva mai con tanta compiutezza come nella raffigurazione di un uomo o di una donna e dell'anima che era in loro". Quando Ruskin formulava questi pensieri aleggiava ancora sull'Europa l'influsso delle grandi stagioni umanistiche che si rifacevano al Rinascimento. Tutta la ritrattistica fonda le proprie ragioni e la propria fortuna su questa base realistica che, se viene a mancare , il ritratto perde il suo smalto e forse anche la sua motivazione. E' pur vero che di fronte ad un bellissimo ritratto l'emozione che proviamo e' di duplice natura. L'incanto può' essere estetico, ma anche psicologico. I valori estetici riguardano le relazioni formali di spazio e di colore che costituiscono la struttura vera e propria di ogni opera d'arte. La componente psicologica va al di la' della qualità' estetica e si sofferma sui caratteri individuali del soggetto, traendone un'impressione di vitalità' che non sempre si sublima in una dimensione universale. Ho fatto questo lungo preambolo per cercare di capire e far capire il significato dell'opera pittorica di Pietro G. Bortolotti , che nella sua affollata galleria allinea una cospicua serie di ritratti che , in varia misura , partecipano dell'ambivalenza estetica e psicologica di cui si diceva. Si tratta di un giovane pittore che con la sua coraggiosa ricognizione del volto umano si colloca al di fuori di tutte le nuove correnti che si incrociano sulla scena dell'arte contemporanea, contendendosi primati , e repèchages con impunita disinvoltura. Bortolotti sa che il ritratto occupa un posto a parte e non si scoraggia se taluni teorici lo tengono ai margini del regno dell'arte. Si sa, il rimprovero che si muove al ritrattista e' sempre quello di voler immortalare nell'immagine la caducità individuale lasciando poco spazio al gioco della volontà creativa. Nel caso di Bortolotti non ritengo l'appunto pertinente, o almeno , se talvolta lo è , più spesso l'artista sconfina i limitati steccati per portarsi dove il rigore dell'arte impone le sue leggi. La lettura dei suoi quadri, infatti, non si ferma ai volti ma si misura anche nella più complessa composizione pittorica racchiusa nel dipinto : il movente psicologico del ritratto vero e proprio si allenta per misurarsi in una relazione di spazio e di colore che dà al quadro uno spessore nuovo. Gli ambivalenti ritratti che Pietro G. Bortolotti va configurando con tenebroso taglio espressionista e forte tensione sono opere che si ammirano anche per l'astratta qualita' della pittura. Per concludere , i quadri del pittore modenese vanno riguardati sotto questo duplice profilo se si vuole goderli compiutamente. GIORGIO RUGGERI Bologna, maggio '88 |
|
|